Una squadra, un quartiere: la storia della Rondinella diventa un libro

Via Stefano Borgonovo e Largo Armando Segato, strade che si snodano morbide nella Firenze silenziosa e riservata fra via del Gelsomino, via Accursio e via di San Felice ad Ema e portano nomi di persone care a tutti gli appassionati fiorentini di calcio.

Lo stadio intitolato al partigiano Gino Bozzi, 3800 posti comodi, ha un parcheggio, ma per capirne la natura e l’anima conviene arrivarci passeggiando fra le villette fra via Ximenes e via Grecchi lungo la collina del Collegio del Poggio Imperiale, nelle strade che digradano con garbo verso i profili dei palazzi di edilizia, una volta economica, del fascismo e del dopoguerra.

Questa è la dimora, aristocratica e popolare, della Rondinella, o più semplicemente “Rondine”, fondata nel 1946, nella migliore e più autentica tradizione dei grandi club calcistici europei, in un bar del popolare quartiere di San Frediano nella nobiltà di un quartino di rosso e, come leggenda vuole, due rondini di cartone, avanzi dei decori pasquali, appese alle pareti. Altro che birreria Ronzani a Bologna o la fiaschetteria di via Berchet a Milano: l’”altra squadra” di Firenze nasce vicino al Torrino di Santa Rosa senza fronzoli, fra seggiole impagliate e liquori nazionali.

La storia è tutta nel volume “Un’altra squadra, un’altra Firenze” di Gabriele Fredianelli pubblicato per i tipi di Sarnus e presentato a Palazzo Strozzi Sacrati dall’autore assieme al presidente della Regione Giani, il Consigliere federale FIGC Francesco Franchi, il presidente della squadra Lorenzo Bosi e dall’editore Antonio Pagliai, che lo descrive come “un romanzo d’Oltrarno che racconta il secondo dopoguerra cittadino e italiano non solo nei suoi aspetti sportivi, ma anche civili e sociali”

Nelle sue vicende sportive e denominazioni sociali, fino all’attuale ASD Rondinella Marzocco, il libro percorre quasi ottanta anni di calcio cittadino nella sua dimensione più autentica, dal primo presidente Luigi Mochi, alle sfide con Pistoiese ed Empoli, gli anni migliori e quelli peggiori, la rinascita del club fino al campionato d’Eccellenza che attualmente vede impegnata la squadra.

“In Toscana esistono oltre ottocento squadre di calcio che rappresentano un valore sociale e associativo che va oltre l’aspetto sportivo e fra queste la Rondinella ha interpretato e interpreta oggi – sottolinea Giani – lo spirito più autentico del fiorentino orgoglioso di abitare e vivere nel quartiere di Vasco Pratolini e in un mondo di autenticità unico e genuino”

La Rondinella non è mai stata la “seconda squadra” cittadina e da sempre ha vissuto un rapporto simbiotico con la Fiorentina nel nome di Artemio Franchi, che della “Rondine” è stato presidente onorario: la squadra dell’Oltrarno esprime il suo spirito di orgogliosa diversità da quella viola fondata dal marchese Ridolfi e da “tutte le altre”, come scrive Fredianelli, nello spirito di chi chiama “gradinate” i suoi spalti, vede alberi dal campo di gioco, si lascia guardare dai condòmini dei palazzi che circondano il Bozzi, affacciati alle finestre ed ai balconi.

La sua storia unisce con uguale rilievo e prestigio calciatori di quartiere e nomi conosciuti, Riccardo Magherini e Christian Riganò, per scriverne solo due, esponenti di due diverse “fiorentinità”, una per nascita l’altra per adozione, dove c’è tutta la nobiltà del calcio del “Torrino”, affezionato alle pietre di strade che portano tutte ad uno stadio dove entri sempre con una grande speranza nel cuore. Ed è casa.

Fonte: Toscana Notizie

Inno Rondine Biancorossa